Anche oggi la mia anormalità è garantita.
Di come un furbo manipolatore ti fa immaginare un lavoro d’ufficio, di archiviazione e contabilità da svolgere al computer, che il giorno dopo diventa un lavoro di rappresentanza porta a porta.
—————Io facevo domande non contemplate e mi sembrava di ricevere risposte da un programma di intelligenza artificiale degli anni 80.
Di come insegnare a dei giovani ventenni tecniche di manipolazione del cliente e di come insegnar loro a scegliere le prede facendo leva sulla fretta l’ignoranza l’ingenuità e la poca intelligenza della vittima.
—————”I suoi dati personali servono anche perché il nostro trainer a caso a fine giornata seleziona alcuni nuovi clienti per sapere come ci siamo comportati noi venditori con voi”. - ”Va bene, allora dico che tu sei frizzante spigliata e parli tanto, ma leisi deve svegliare un poco perché non dice niente!”. Mio caro proprietario pratese di vivaio, se avessi parlato io ora tu non avresti firmato il contratto ma secondo me saresti più contento. Non posso essere frizzante e spigliata, io.
Di come convincere i suddetti ventenni che è normale usare la propria macchina e le proprie risorse economiche per decine di chilometri al giorno senza averne rimborso tanto con lo stipendio queste spese sono coperte. Di come inserirli in un meccanismo di cui siano sempre più ignari.
—————Di nuovo, io facevo domande non contemplate e mi sembrava di ricevere risposte da un programma di intelligenza artificiale degli anni 80. O, peggio, di essere in presenza di un personaggio di Matrix.
Di come far leva sul grado di socialità dei ragazzi. Di come convincerli che il lavoro sia bello perché è contatto con la gente. Contatto con la gente? Un’infermiera sa cos’è il contatto con la gente, una maestra elementare, una cassiera. Il contatto che loro hanno è deviato, è marcio, è corrotto, non c’è un briciolo di socialità non è umanità non è niente.
—————”Sai, io all’inizio ero introversa e questo lavoro mi ha aiutato a parlare alle persone, ad aprirmi.” Sì. E infatti tratti anche me con questi sorrisi preconfezionati, con questo falso interesse per le mie vicende personali (che infatti dopo il terzo scambio di battute non ti interessano più), con questo prontuario di psicologia di quart’ordine come le tecniche infantili che usi coi clienti, a cui per (di)mostrare
che il cellulare che vuoi vendere è un’offerta, dici che è ”un cellulare da 349 euro dato a costo zero” alzando e abbassando il braccio che ne mantiene la confezione ogni singola voltache ripeti questa frase.
Di come è facile tramutare tutto questo in un mal di testa feroce da vomito.
Di come in fondo non voglio continuare a demonizzare il ruolo parlando male delle persone, che non hanno tutte le colpe.
Di come ho rispolverato la mia vecchia pollyannesca attitudine a veder del buono ovunque, cercando quell’unica cosa della giornata a cui ripenso, e che rende la giornata degna di essere stata vissuta anche da me.
Di come si entra in un terreno pieno di legna perché si intravedono segni di un’attività di vendita e allora ”è un’impresa e non un privato quindi ci buttiamo vieni”. Di come si fa un cenno di saluto al vecchio e al giovane che stanno spaccando la suddetta legna. Di come lei comincia la sua presentazione tirittittì alza abbassa il braccio prego guardi il telefono. Di come l’omone vecchio e grosso e brutto esplode in un sorriso bello e dice ”cara, io sto conciato male, non mi interessa”. Di come lei non capisce un cazzo e continua ma guardi ma veda e lui riapre il sorriso e fa ”non hai hapito, sciò ’n brutto male, ho poco da vvivere, non mi interessa, ti ffo perdere tempo”. Di come lei rimane ferma e poi incalza ma magari al ragazzo interessa. Di come lui quasi ride e io lo amo per questo lui quasi ride e dice ”il ragazzo va vvìa, io sciò na mmalattia, ho ancora pochi sgiorni, il ragazzo m’aiuta poi sì va tutti vvia, chiudo baracca e aspetto gli ultimi giorni”. E lei finalmente nota la protuberanza enorme che lui contiene a stento nella tuta blu da operaio, una protuberanza tra pancia intestino prostata chi cazzo lo sa, chi cazzo può dirlo.
Di come lei finalmente decide che non potrà mai essere un suo cliente e non trovando le parole per salutare (auguri?) dice buongiorno e batte in ritirata. Di come mi vergogno per lei battendo in ritirata. Di come mi vergogno per me che non ho voluto dimostrare di essere diversa da lei battendo in ritirata. Di come mentre ce ne usciamo dal terreno un uomo passa per la strada, si ferma vicino alla recinzione, urla in direzione del vecchio ”o bello! buongiorno! semprevvivo!” e lui risponde per oggi ancora sì caro per oggi ancora vivo finché resisto chi può dirlo.
voglio ancora stupirmi voglio ancora sembrare provinciale e ingenua voglio ancora rimanere schifata da chi credo sia più meschino di quanto sono io voglio ancora pensare di essere fissata e pazza voglio ancora che mi venga la nausea voglio ancora tornare a casa e sentirmi in casa mia appena entro in macchina e sento il profumo di casa mia addosso a lui voglio ancora sentirmi diversa voglio ancora pensare che se voglio posso fare anche questo lavoro ma è proprio che non voglio farlo è proprio che non lo ritengo corretto voglio ancora pensare di appartenere a un tipo di persona che può scegliere voglio ancora essere ripresa perché sto ridendo anzi ridacchiando sotto i baffi durante una presentazione e dire ’chi, io? ma ti sembra davvero che stia ridendo?’ vorrei tornare domani a Prato a scoprire che quell’uomo non è ancora morto e sta continuando a spaccare legna finché può vorrei sentirmi una persona migliore anche se so di non esserlo per nulla voglio ancora che questa non sia la mia normalità
[21/11/2006]
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