The lanes were silent
There was nothing, no one, nothing around for miles
I doused our friendly venture
With a hard-faced
Three-word gesture
I started something
I forced you to a zone
And you were clearly
Never meant to gohai voluto guidare tu.
vuoi sempre guidare.
e io ti lascio fare.
ti lascio fare perché ti porto continuamente in posti dove non vuoi andare, a volte prendendoti delicatamente la mano, a volte tirandoti per i polsi, a volte strattonandoti le spalle.
volti la testa, chiudi gli occhi. forse qualcosa ti rimane impresso nella retina, ma arriverà al tuo cervello domani. alle tue mani chissà. volti la testa, chiudi gli occhi e sorridi. non mi dici mai no, so che lo odi, so che in quei posti non ci vuoi andare, che da solo non ci andresti mai, se non ti ci portassi io a forza. ma sorridi e non dici no. perché tanto, per quanto io possa spingere e tenerti la mano, per quanto tu ne possa sentire il calore sulle guance, tu quel rosso che tramonta non lo vuoi vedere. non lo puoi vedere. guardi la strada, quardi il guard rail, guardi i cartelli, attento a non perdere l’incrocio, a non uscire di strada a non sbagliare strada.
guardo fuori dal finestrino e sto in silenzio.
sai che quando faccio così c’è qualcosa che non va e di solito mi chiedi “che hai?”. lo fai due minuti dopo che ho cominciato a guardare fuori dal finestrino.
ma stavolta no, stavolta guidi in silenzio, convincendo te stesso che hai bisogno di concentrarti sulla strada, per non sbagliarti, per non perderti, per non guardare me. per non guardare te.
guardi avanti e non chiedi.
e io non ti dico che forse l’unica cosa giusta da fare, per una volta, sarebbe accostare, fare un passo sull’erba e rimanere a guardare il rosso, finché non scompare, senza chiudere gli occhi.
(photo di giuvax, se vuoi che ti scriva una foto anche a te, ask away)
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